La crisi non fa più sconti chiusi il 20% dei parrucchieri

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fabio
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La crisi non fa più sconti chiusi il 20% dei parrucchieri

Messaggioda fabio » 22/01/2013, 13:08

LECCE - Oltre cento serrande di parrucchieri salentini si sono definitivamente abbassate nel giro degli ultimi due anni. A denunciarlo, e non da oggi, è Igor D’Ambrosio, presidente di «Liberi di essere», un’associazione di categoria no profit. È uno dei mille segnali della crisi che, in questo caso, colpisce una categoria di artigiani per i quali risalire la china è più difficile. Perché, in tempi di ristrettezze, al parrucchiere si può anche rinunciare. «Molti negozi di parrucchiere hanno cessato la propria attività nel silenzio e nell’indifferenza generale - dice sconsolato D’Ambrosio -. Si tratta di un allarme che ho lanciato già un paio di anni fa. Da tempo continuo a ripetere che il nostro territorio si regge su medie, piccole e micro imprese artigianali che vanno sostenute e incoraggiate. Dalla mia esperienza, mi rendo conto che non possiamo continuare a chiudere gli occhi. Da presidente dell’associazione continuo quotidianamente a raccogliere solo lamentele riguardo all’impossibilità di gestire tali imprese».

E i numeri della crisi in questo settore parlano molto chiaro. In tutta la provincia di Lecce si contano circa 650 negozi di parrucchiere e quelli costretti a chiudere sarebbero stati almeno il 20%. «Liberi di essere» ne riunisce 189 e, negli ultimi mesi, i segnali che arrivano all’associazione sono sempre più preoccupanti. «Da circa 2 anni - aggiunge D’Ambrosio - i parrucchieri continuano a chiudere le loro attività, innescando un meccanismo che induce tali artigiani, insieme ai loro collaboratori, a lavorare in nero, creando ulteriore difficoltà alle imprese esistenti». E dove non c’è perdita diretta di clientela, si registra comunque una diminuzione del volume degli affari. «Faccio un esempio pratico - dice il presidente D’Ambrosio -. Se prima una cliente faceva il colore una volta al mese, adesso lo fa ogni mese e mezzo per risparmiare qualcosa». E c’è poi da mettere in conto tutto l’indotto, che significa negozi che vendono prodotti specifici e quelli che vendono arredamento per parrucchieri, oltre a dipendenti e apprendisti. D’Ambrosio invita tutti i parrucchieri salentini e pugliesi a unirsi per far sentire la propria voce. «Il mio augurio - dice - è che lo Stato non faccia perdere a noi imprenditori l’entusiasmo di fare impresa, ma che ci incoraggi a uscire da questo negativo circolo economico. Una ragione in più per invitare tutti gli imprenditori, artigiani e commercianti a creare un bel gruppo in tutta la Puglia perché crediamo che solo l’unione possa arricchire le nostre conoscenze». E poi indica tre soluzioni per aiutare il settore: riduzione dell’Iva al 10% anche per un breve periodo di 24-36 mesi, il credito d’imposta per ristrutturazioni, rinnovo attività, ammodernamento tecnologico, maggiore disponibilità da parte delle banche a concedere crediti agevolati.

fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere. ... 5518.shtml
Fabio Messina